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(מתוך מאמרו של דר' אלכס רופא בבטאון "הזמן והרעיון" - Il Tempo e L'idea מאת Bruno di Porto Pisa - Gennaio -Giugno 2012 שנה מספר XX מספר N:1-12)

יהודה מנחם אלפונסו פצ'יפיצ'י נולד בשנת 1889. את חינוכו היהודי קבל מהרב שמואל צבי מרגליות והיה שותף לחוגים הציוניים באיטליה. למד משפטים בפיסא. הצטיין כנואם ופובליציסט. נחשב בין יהודי איטלקי כאדוק.

בנאום שנשא בשנת 1916, דבר יחד דנטה לאטס על "השאלה הלאומית היהודיה" טען כי העם היהודי, נשמתו של העם, התנועה הלאומית היהודיה מתבטאת בשיבה למולדת. בציונות ובהתיישבות מחדש בארץ ישראל.

בשנת 1925 ערך את ביקורו הראשון בארץ ישראל. בשנת 1934 עלה ארצה והתיישב בירושלים.

אלפונסו פצ'יפיצ' כונה על ידי מוסוליני "הנביא של היהודים".

יחד עם דר' ליאו לוי היה שותף למפעל "המחנות הציוניים לצעירי איטליה". אלפונסו פצ‘יפיצ‘י שהשתתף בקמפג‘ו הראשון בשנת 1931 ראה בסיפוק רב איך רעיונותיו לובשים עור וגידים ובאים לידי ביצוע. לאחר הקמפגו השני אמר פצ‘יפיצ‘י כי הוא נחל הצלחה מליאה כזאת שלא היה מן הנמנע לקוות ליותר, הייתה נוכחות של ספר תורה, והיתה כמות מסוימת של כללי חיים ע"פ התורה.

ספרו[]

"מפירנצי באיטליה לירושלים : מזכרונותיו של יהודה מנחם אלפונסו פצ'יפיצ'י" יצא לאור בשנת 1984

בארכיון הציוני המרכזי יש לקט מכתביו הארכיון הציוני - ארכיון יהודה מנחם אלפונסו פצ'יפיצ'י

המקור[]

Nato nel 1889, fu convertito all’osservanza delle mitzvoth, i precetti religiosi, dal Rabbino Shemuel Hirsch Margulies, e diventò, ancora giovane, un acceso sionista. Studiò legge a Pisa, dove si laureò, ma si distinse specialmente come oratore e pubblicista. Il suo passaggio all’integralismo religioso ebraico fu graduale. In un suo discorso del 1916, pubblicato nel 1917 sul settimanale Israel, da lui fondato con Dante Lattes, parlava della “Questione Nazionale Ebraica”7. Qui c’era la nazione ebraica, l’anima della nazione, il movimento nazionale ebraico, il ritorno alla patria degli ebrei, la ricostruzione sionista in Palestina, una normale vita economica ebraica; ancora non c’era niente del Pacifici posteriore. Ma nel 1922 già si vantava in conversazione con Weizmann, che alle cariche principali dell’organizzazione Sionistica Italiana non poteva essere eletto “chi fosse stato noto come non osservante dello shabbath”. E a questo Weizmann reagì: “Ma allora, Signor Pacifici, voi mi volete fare dell’Ebraismo italiano una miniatura?”8. Gradualmente Pacifici si avvicinava alla ortodossia integralista ebraica. Gradualmente. Mi fu raccontato che nel 1925 circa venne in una prima visita in Eretz Israel. Compagno di viaggio fu il Dr. Enzo Bonaventura, che poi ebbe la cattedra di psicologia in questa università, e perì nel 1948 nel massacro di Sheikh- Jarrach. Vennero a Gerusalemme, salirono sulla spianata del Tempio, entrarono nella Cupola della Roccia, e lì si fermarono assorti in contemplazione mistica… Ben sappiamo che quello che fecero è una trasgressione inammissibile per un Ebreo osservante. Ma Pacifici ancora non lo sapeva. In questa fase sionistica, Pacifici, continuando l’opera del suo maestro Margulies, ebbe certo non poca influenza su giovani ebrei fiorentini; negli anni trenta vennero in aliyah diverse famiglie di Firenze: i Sinigaglia, Servadio, Ottolenghi, Padovano, Cividalli, Ascoli, Bonaventura, Padoa, Sarfatti, Gennazzani, Bigiavi-Levi, Fiano, Passigli, Procaccia, Bolaffi, De Angelis, Beinaim, Varadi, Rocca e lo stesso Cassuto. Credo che in percentuale di ‘olim la comunità di Firenze sorpassò tutte le altre comunità italiane. Una buona parte di loro si stabilirono a Ramat-Gan, dove col tempo istituirono una sinagoga di rito fiorentino. In questa si commemorava con la hashkavah il Rav S. H. Margulies ancora trent’anni dopo la sua scomparsa! Il tempio esiste e funziona tuttora, anche se i discendenti dei fondatori si sono un po’ sparsi per il paese. Pacifici stesso compì la sua aliyah nel 1934 e si stabilì a Gerusalemme. Ma l’opinione di Pacifici continuava a muoversi sempre più verso la più rigorosa ortodossia. Lo udii una volta parlare al beit-ha‘am, in via Giaffa, nella prima metà degli anni ’50. I neturei qartà, i facinorosi ultraortodossi, avevano ordito delle violente dimostrazioni per non so più quale infrazione dei precetti religiosi nella città

di Gerusalemme. (Ben sappiamo che sono tumulti periodici!). Pacifici si schierò senza equivoci dalla loro parte e dichiarò testualmente: “La differenza fra noi e Amran Bloi [il capo dei neturei qartà] è che egli fa, e noi parliamo”, e testualmente in ebraico con puro accento fiorentino: La posizione di Pacifici si era consolidata in un monismo religioso. La Torah, scritta e orale, rivelazione divina a Israele, è l’alpha e l’omega dell’esistenza umana. Nient’altro può contare, solo l’osservanza scrupolosa delle mitzvoth, dei precetti divini, e in primis lo studio stesso della Torah. Lo Stato, il ritorno degli Ebrei alla loro patria, per lui erano cose che avrebbero acquistato significato solo se impregnate dall’osservanza delle mitzvoth! Altrimenti, ne facciamo a meno! Addio Sionismo! Addio Stato! Non per niente i seguaci di Pacifici predicano oggi la sua dottrina sul periodico Segullat Israel, in italiano, da New York! Vi è una forza, una vera potenza, quasi da profeta, nella predicazione di Pacifici. È la certezza di parlare per Dio (adesso si scrive solo D.). Con questa sicurezza attacca la critica biblica, “che su pretese basi scientifiche veniva[no] di fatto a negare l’origine divina della Torà stessa” e la condanna come “mode critiche pseudoscientifiche” 9. A questo mi provo a rispondere a distanza di cinquantasei anni: vi è una disciplina che si chiama storia, con essa, se la curiamo onestamente, possiamo comprendere il nostro passato, e, in sostanza, noi stessi. Ogni totalitarismo implica la svalutazione di questa disciplina. Il nazismo e il fascismo lo fecero sostituendo alla storia i miti pagani e la retorica dell’impero romano. Il bolscevismo tramutò la storia in farsa, riscrivendola continuamente al servizio dei padroni di turno, i segretari del partito. Pacifici, dal suo podio, con grande aria di superiorità, parla di “pretese basi scientifiche” di “mode critiche pseudoscientifiche” – anche lui rappresenta un totalitarismo: la Torà è tutto, il pensiero umano applicato alla storia non conta. Non esiste comprensione al di fuori della Torà!

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